giovedì 29 marzo 2007
dopo tante diatribe...pausa di riflessione
martedì 27 marzo 2007
...due chiacchiere prima di pranzo, sulla scia di Achille e Patroclo...
Innanzi tutto bisogna rendere note le frasi personali dei due interlocutori su MSN Messenger:
Giaz: "Anche se Dio fosse solo un'invenzione, esisterebbe comunque: nella nostra mente. E non è questo ciò che serve?"
Leonardo: "Sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo - Ermanno Olmi"
Leonardo scrive:
è il Dio creato nella nostra mente che dovrà render conto della sofferenza del mondo
GiaZ-english version- scrive:
GiaZ-english version- scrive:
fusion of sentences
Leonardo scrive:
GiaZ-english version- scrive:
sguai
GiaZ-english version- scrive:
cadendo come una pera cotta
Leonardo scrive:
io sto malaticcio, puttana ladra, non me misuro la febbre per non scoprire di averla
GiaZ-english version- scrive:
quello che dicevo è che i dibattiti sull'esistenza de Dio c'anno poco senso alla fineciò che conta è che l'uomo ne necessita che cambia poi se esista solo nella nostra mente?
GiaZ-english version- scrive:
(ajanon misurarla prima di Gatto almeno)
Leonardo scrive:
teologicamente cambia tutto (no no, non me la misuro)
GiaZ-english version- scrive:
sci ma per la pratica
GiaZ-english version- scrive:
quanti fedeli sono anche teologi affemati alla fine?
Leonardo scrive:
ah, pe la pratica no... se non che si tende a personalizzare la forma di culto, a seconda di come è più facile seguirla
GiaZ-english version- scrive:
uha
Leonardo scrive:
allo stesso modo, quanti fedeli comuni pensano che credono solo in un'entità creata da loro? in generale si crede all'esistenza...
GiaZ-english version- scrive:
io penso che credere non significhi essere convinti che dio esista in uno spazio o in un tempoma significhi averci un dio in testa
Leonardo scrive:
si, l'esistenza non è intesa nel senso materiale del termine, per forza...
GiaZ-english version- scrive:
che poi coincide per molti nella religione in cui si cresce
GiaZ-english version- scrive:
ècapitu? infatti
Leonardo scrive:
infatti è meta-fisico
GiaZ-english version- scrive:
però appunto l'esistenza non materiale sta solo nella nostra menteperchè non è rilevabile dai 5 sensi
Leonardo scrive:
certo, inevitabilmente
GiaZ-english version- scrive:
quindi la domanda: esiste perchè inventato nella nostra mente o esiste perchè esiste nella nostra menteche risposta ha?
GiaZ-english version- scrive:
è una differenza sottile e sfuggevole
Leonardo scrive:
bisognerebbe fa una differenza tra credere nell'esistenza di qualcosa di metafisico e di indomostrabile, e credere in qualcosa che si è creato solo al livello personale, tipo un amico immaginario...
GiaZ-english version- scrive:
insomma ciò che conta è che il nostro intelletto lo rivelapoi se pechè non lo so
GiaZ-english version- scrive:
(che dialoghi atroci prima de pranzo)
Leonardo scrive:
eh, quesso dico che invece non è così, perchè se il mio intelletto rivela l'esistenza di un dio punitore, lontano e vendicativo per esempio, non è come se credi in quello che te dice la Chiesa... (sempre teologicamente parlando, per quello che ne so poi...)
Leonardo scrive:
(sci sci, simo matti...)
GiaZ-english version- scrive:
mahche macellu
GiaZ-english version- scrive:
quasci quasci vomito per sicurezza
Leonardo scrive:
mmm, io spero de non vomità dopo, vista la mia malaticcitudine
Leonardo scrive:
quasi che lo si potrebbe pubblicar esto dialogue...
GiaZ-english version- scrive:
volendo
Leonardo scrive:
sul blog intelligendo, volendo
GiaZ-english version- scrive:
tocca mettece anche la parte in cui vomito per sicurezza però
Leonardo scrive:
sci sci, pubblichimo fino a QUI
venerdì 23 marzo 2007
"I Due"@"Dialoghi con Leocò":Pavese
(Parlano Achille e Patroclo)
Achille: Patroclo, perché noi uomini diciamo sempre per farci coraggio: "Ne ho viste di peggio" quando dovremmo dire: "Il peggio verrà. Verrà un giorno che saremo cadaveri"?
Patroclo: Achille, non ti conosco più.
A: ma io sì ti conosco. Non basta un po' di vino per uccedere Patroclo. Stasera so che dopotutto non c'è differenza tra noi e gli uomini vili. Per tutti c'è un peggio. E questo peggio vien per ultimo, viene dopo ogni cosa, e ti tappa la bocca con un pugno di terra. E' sempre bello ricordarsi: "Ho vissuto questo, ho patito quest'altro" - ma non è iniquo che proprio la cosa più dura non la protremo ricordare?
P: Almeno, nuo di noi la potrà ricordare per l'altro. Speriamolo. Così giocheremo il destino.
A: Per questo, la notte, si beve. Hai mai pensato che un bambino non beve, perché per lui non esiste la morte? Tu, Patroclo, hai bevuto da ragazzo?
P: Non ho mai fatto nulla che non fosse con te e come te.
A: Voglio dire, quando stavamo sempre insieme e giocavamo e cacciavamo, e la giornata era breve ma gli anni non passavano mai, tu sapevi cos'era la morte, la tua morte? Perché da ragazzi si uccide, ma non si sa cos'è la morte. Poi viene il giorno che d'un tratto si capisce, si è dentro la morte, e da allora si è uomini fatti. Si combatte e si gioca, si beve, si passa la notte impazienti. Ma hai mai veduto un ragazzo ubriaco?
P: Mi chiedo quando fu la prima volta. Non lo so. Non mi ricordo. Mi pare di aver sempre bevuto, e ignorato la morte.
A: Tu sei come un ragazzo, Patroclo.
P: Chiedilo ai tuoi nemici Achille.
A: Lo farò. Ma la morte per te non esiste. E non è buon guerriero chi non teme la morte.
P: Pure bevo con te, questa notte.
A: E non hai ricordi, Patroclo? Non dici mai: "Quest'ho fatto. Quest'ho veduto" chiedendoti che cos'hai fatto veramente, che cos'è stata la tua vita, cos'è che hai lasciato di te sulla terra e nel mare? A che serve passare dei giorni se non si ricordano?
P: Quand'eravamo ragazzi, Achille, niente ricordavamo. Ci bastava essere insieme tutto il tempo.
A: Io mi chiedo se anche qualcuno in Tessaglia si ricorda d'allora. E quando da questa guerra torneranno i compagni laggiù, chi passerà su quelle strade, chi saprà che una volta ci fummo anche noi - ed eravamo due ragazzi come adesso che n'è certo degli altri. Lo sapranno i ragazzi che crescono adesso cosa li attende?
P: Non ci si pensa, da ragazzi.
A: Ci sono giorni che dovranno ancora nascere e noi non li vedremo.
P: Non ne abbiamo veduti già molti?
A: No, Patroclo, non molti. Verrà il giorno che saremo cadaveri. Che avremo tappata la bocca con un pugno di terra. E nemmeno sapremo quel che abbiamo veduto.
P: Non serve pensarci.
A: Non si può non pensarci. Da ragazzi si è come immortali, si guarda e si ride. Non si sa quello che costa. Non si sa la fatica e il rimpianto. Si combatte per gioco e ci si butta a terra morti. Poi si ride e si torna a giocare.
P: Noi abbiamo altri giochi. Il letto e il bottino. I nemici. E questo bere di stanotte. Achille, quando torneremo in campo?
A: Torneremo, sta' certo. Un destino ci aspetta. Quando vedrai le navi in fiamme, sarà l'ora.
P: A questo punto?
A: Perché? Ti spaventa? Non ne hai viste di peggio?
P: Mi mette la smania. Siamo qui per finirla. Magari domani.
A: Non aver fretta, Patroclo. Lascia dire "domani" agli dèi. Solamente per loro quel che è stato sarà.
P: Ma vederne di peggio dipende da noi. Fino all'ultimo. Bevi, Achille. Alla lancia e allo scudo. Quel che è stato sarà ancora. Torneremo a rischiare.
A: Bevo ai mortali e agli immortali, Patroclo. A mio padre e a mia madre. A quel che è stato, nel ricordo. E a noi due.
P: Tante cose ricordi?
A: Non più di una donnetta o un pezzente. Anche loro son stati ragazzi.
P: Tu sei ricco, Achille, e per te la ricchezza è uno straccio che si butta. Tu solo puoi dire di esser come un pezzente. Tu che hai preso d'assalto lo scoglio del Ténedo, tu che hai spezzato la cintura dell'amazzone, e lottato con gli orsi sulla montagna. Quale altro bimbo la madre ha temprato nel fuoco come te? Tue sei spada e sei lancia, Achille.
A: Tranne nel fuoco, tu sei stato come me sempre.
P: Come l'ombra accompagna la nube. Come Teseo con Piritoo. Forse un giorno ti aspetta, Achille, che anche tu verrai nell'Ade a liberarmi. E vedremo anche questa.
A: Meglio quel tempo che non c'era l'Ade. Allora andavamo tra i boschi e torrenti e, lavato il sudore, eravamo ragazzi. Allora ogni gesto, ogni cenno era un gioco. Eravamo ricordo e nessuno lo sapeva. Avevamo del coraggio? Non so. Non importa. So che sul monte del centauro era l'estate, era l'inverno, era tutta la vita. Eravamo immortali.
P: Ma poi venne il peggio. Venne il rischio e la morte. E allora fummo guerrieri.
A: Non si sfugge alla sorte. E non vidi mio figlio. Anche Deidamia è morta. Oh perché non rimasi sull'isola in mezzo alle donne?
P: Avresti poveri ricordi, Achille. Saresti un ragazzo. Meglio soffrire che non essere esistito.
A: Ma chi ti dice che la vita fosse questa? ... Oh Patroclo, è questa. Dovevamo vedere il peggio.
P: Io domani esco in campo. Con te.
A: Non è ancora il mio giorno.
P: E allora andrò da solo. E per farti vergogna prenderò la tua lancia.
A: Io non ero ancor nato, che abbatterono il frassino. Vorrei vedere la radura che resta.
P: Scendi in campo e la vedrai degna di te. Tanti nemici, tanti ceppi.
A: Le navi non ardono ancora.
P: Prenderò i tuoi schinieri e il tuo scudo. Sarai tu nel mio braccio. Nulla potrà sfiorarmi. Mi parrà di giocare.
A: Si davvero un bambino che beve.
P: Quando correvi col centauro, Achille, non pensavi ai ricordi. E non eri più immortale di stanotte.
A: Solamente gli dèi sanno il destino e vivono. Ma tu giochi al destino.
P: Bevi ancora con me. Poi domani, magari dell'Ade, diremo anche questa.
Uno dei miei dialoghi preferiti. L'ho scritto perché so che apprezzerete e pure perché può essere fonte profiqua di idee e riflessioni, quindi andate coi commenti!
mercoledì 21 marzo 2007
Canone Cancrizzante
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Tartaruga: Buongiorno, Achille.
Achille: Altrettanto!
Tartaruga: Che piacere incontrarla.
Achille: Lei fa eco ai miei pensieri.
Tartaruga: Oggi è una giornata perfetta per una passeggiata. Penso che tornerò a casa a piedi.
Achille: Davvero? Credo che faccia molto bene passeggiare.
Tartaruga: Tra parentesi, lei sembra in forma smagliante in questi giorni devo dire.
Achille: Grazie.
Tartaruga: Di niente. Ma ecco: gradisce uno dei miei sigari? È un toscano, un po' forte, ma...
Achille: Lei mi stupisce con questi suoi gusti! In questo campo i contributi olandesi sono di qualità decisamente superiore, non le pare?
Tartaruga: Non sono d'accordo con lei. Ma a proposito di gusti, qualche giorno fa, in una galleria, ho visto finalmente il Canone cancrizzante di M.C.Escher, il suo artista preferito, ed ho ammirato moltissimo la sua bellezza e l'arte raffinata con cui l'autore ha saputo intrecciare un unico tema con se stesso, sviluppandolo simultaneamente in avanti e all'indietro. Ma temo che continuerò a ritenere Bach superiore ad Escher.
Achille: Non so. Ma una cosa è certa: non do peso a questioni di gusto. Disputandum non est de gustibus.
Tartaruga: Oh! Ma guardi questo fiore, le piace? Mi sembra una strana margherita.
Achille: Ad essere precisi appartiene alla famiglia delle viole.
Tartaruga: A me sembra che sia più o meno la stessa cosa. Mi faccia capire meglio, per favore.
Achille: Viole no? C'è una bella differenza.
Tartaruga: Capisco. Ma mi dica, lei suona la chitarra?
Achille: È un mio caro amico che qualche volta l'ha suonata. Ma lei non riuscirebbe a farmi toccare una chitarra neanche con un toscano lungo tre metri.
(Improvvisamente, come dal nulla, appare il Granchio, saltellando tutto eccitato e indicandosi un occhio vistosamente nero)
granChio: Salve, salve, che succede? Che cosa c'è di nuovo? Guardate qui che botto, quest'occhio tutto rotto, che mi ha fatto un iroso giovanotto. Hoo! E in una giornata così bella. Vedete, io stavo ciondolando per il parco, quando s'avanza questo gigante toscano, un buttero d'aspetto animalesco che suonava lento il liuto. Era alto tre metri, se non ho le traveggole. Mi dirigo verso il giovanotto, mi impettisco quanto posso, il mio occhio arriva appena al suo ginocchio, e gli faccio: “Mi scusi signore, ma perchè s'aggira per il nostro parco attoscando l'aria col suo suono lutolento?”. Oh, non l'avessi mai detto! Un essere completamente privo di spirito; o forse era ubriaco, chissà! Perde il controllo e... pah! mi colpisce giusto nell'occhio. Fosse dipeso dalla mia natura, avrei accettato volentieri di sgranchirmi un po' le ossa, ma nel rispetto dell'onorata tradizione della mia specie, ho indietreggiato. Dopotutto quando noi avanziamo, indietreggiamo. È un vizio incallito, non posso farci niente. Guardate pe esempio come scrivo il mio nome: prima scrivo la seconda sillaba, poi torno indietro per scrivere la prima! Vedete infatti dove metto la maiuscola? È nei nostri geni, sapete, girarci in tondo. Io mi sono sempre chiesto – ora mi torna in mente - “Cosa è venuto prima, il granChio o il Gene?”, vale a dire “Cosa è venuto dopo il Gene o il granChio?”. Io muovo ogni cosa in un eterno girotondo, sapete. È nei nostri geni, dopotutto. Quando indietreggiamo, avanziamo. Ahimè, ohibò! Io devo andar per la mia via felice, come un simil giorno inver s'addice. Cantate “Hoo” per la vita di un granChio! TATA! Olè!
(E scompare così come è apparso)
Tartaruga: È un mio caro amico, che qualche volta è un po' suonato. Ma lei non riuscirebbe a farmi toccare un toscano lungo tre metri neanche con una chitarra.
Achille: Capisco. Ma mi dica, lei suona la chitarra?
Tartaruga: Violino. C'è una bella differenza.
Achille: A me sembra più o meno la stessa cosa. Mi faccia capire meglio, per favore.
Tartaruga: Ad essere precisi appartiene alla famiglia delle viole.
Achille: Oh! Ma guardi questo fiore, le piace? Mi sembra una strana margherita.
Tartaruga: Non so. Ma una cosa è certa: non do peso a questioni di gusto. Disputandum non est de gustibus.
Achille: Non sono d'accordo con lei. Ma a proposito di gusti, qualche giorno fa, a un concerto, ho ascoltato finalmente il Canone cancrizzante di J.S.Bach, il suo compositore preferito, e ho ammirato moltissimo la sua bellezza e l'arte raffinata con cui l'autore ha saputo intrecciare un unico tema con se stesso, sviluppandolo simultaneamente in avanti e all'indietro. Ma temo che continuerò a ritenere Escher superiore a Bach.
Tartaruga: Lei mi stupisce con i suoi gusti! In questo campo i contributi olandesi sono di qualità decisamente inferiore, non le pare?
Achille: Per niente. Ma, ecco: gradisce uno dei miei sigari? Non è forte come un toscano, ma...
Tartaruga: Grazie.
Achille: Tra parentesi, lei sembra in forma smagliante in questi giorni, devo dire.
Tartaruga: Davvero? Credo che faccia molto bene passeggiare.
Achille: Oggi è una giornata perfetta per una passeggiata. Penso che tornerò a casa a piedi.
Tartaruga: Lei fa eco ai miei pensieri.
Achille: Che piacere incontrarla.
Tartaruga: Altrettanto!
Achille: Buongiorno, signorina T.
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martedì 20 marzo 2007
Il Pubblico Ministero Gherardo Colombo al Corriere della Sera
«In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su furbizia e privilegio. Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è arrivati a una riabilitazione complessiva dei corrotti». E per il futuro? «Voglio incontrare i giovani e spiegare loro il senso della giustizia». «Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole». E invece in Italia «quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E' una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice».
[...]
«Non è una resa, dice, non c'è sfiducia nel lavoro di 33 anni in toga, né tantomeno ci sono porte da sbattere o superbe prese di distanza da coloro che invece restano con la toga addosso, convinti che far bene il proprio lavoro quotidiano contribuisca a migliorare da dentro il sistema: «Ci mancherebbe altro, anche l'amministrazione della giustizia è indispensabile». Anche, dice però Colombo. Prima, un «prima che magari non è cronologico ma sicuramente concettuale», spiega di essersi reso conto che, per crederci ancora, ha bisogno di sentire esistere un prerequisito: «La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare».
[...]
«va comunicato il profondo perché delle regole e il come farle funzionare;»
[...]
«A questo punto della vita mi sono convinto che può esistere giustizia funzionante soltanto se esiste un pensiero collettivo che in primo luogo individui il senso della giustizia nel rispetto degli altri;»
[...]
«Si tratta di confrontarsi con i fondamenti della nostra Costituzione, il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge»
mercoledì 14 marzo 2007
Conoscenza vs. Indifferenza
"Noi viviamo la nostra vita quotidiana senza comprendere quasi nulla del mondo.[...]Ben pochi di noi spendono molto tempo a chiedersi perchè la natura sia così com'è;da dove sia venuto il cosmo,o se esista da sempre; se un giorno il tempo comincerà a scorrere all'indietro e gli effetti precederanno le cause; o se ci siano limiti ultimi a ciò che gli esseri umani possono conoscere. Ci sono persino bambini,i quali vorrebbero sapere che aspetto hanno i buchi neri; quale sia il pezzo più piccolo della materia; perchè ricordiamo il passato e non il futuro; come mai,se in passato ci fu il caos,oggi non ci sia un caos ancora maggiore; e perchè esiste un universo.
Nella nostra società c'è ancora l'uso,per genitori e insegnanti,di rispondere alla maggior parte di queste domande con una scrollatina di spalle o con un rinvio a nozioni religiose richiamate in modo vago.Qualcuno si trova a disagio dinanzi a problemi come questi,che mettono in luce in modo così evidente i limiti dell'intelletto umano.
Gran parte della filosofia e della scienza sono spinte avanti proprio da tali domande."
Carl Sagon
Riporto inoltre una bella frase dello stesso Hawking per dar lustro a questo post:
"Il profondissimo desiderio di conoscenza dell'uomo è una giustuficazione sufficiente per il proseguire della nostra ricerca."
lunedì 12 marzo 2007
dipintino
venerdì 9 marzo 2007
Scout e Politica
La scelta politica.
La scelta di azione politica è impegno irrinunciabile che ci qualifica in quanto cittadini, inseriti in un contesto sociale che richiede una partecipazione attiva e responsabile alla gestione del bene comune.Il Progetto Educativo, elaborato dalla Comunità Capi sulla base del confronto con la realtà e vissuto nelle unità, è strumento per un'azione educativa che abbia valenza politica.
La proposta scout educa i ragazzi e le ragazze ad essere cittadini attivi attraverso l'assunzione personale e comunitaria delle responsabilità che la realtà ci presenta.
L'educazione politica si realizza non solo attraverso la presa di coscienza, ma richiede, nel rispetto delle età dei ragazzi e del livello di maturazione del gruppo, un impegno concreto della comunità, svolto con spirito critico ed attento a formulare proposte per la prevenzione e la soluzione dei problemi.
La diversità di opinioni presenti nell'Associazione è ricchezza e stimolo all'approfondimento delle nostre analisi; tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana.
Ci impegniamo pertanto a qualificare la nostra scelta educativa in senso alternativo a quei modelli di comportamento della società attuale che avviliscono e strumentalizzano la persona, come il prevalere dell'immagine sulla sostanza, le spinte al consumismo, il mito del successo ad ogni costo, che si traduce spesso in competitività esasperata.
Ci impegniamo ad educare al discernimento e alla scelta, perchè una coscienza formata è capace di autentica libertà.
Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l'autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali.
Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona, e a promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia.
Ci impegniamo a formare cittadini del mondo ed operatori di pace, in spirito di evangelica non-violenza, affinchè il dialogo ed il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale.
Ci impegniamo a promuovere la cultura, le politiche ed i comportamenti volti a tutelare i diritti dell'infanzia.
Ci impegniamo a vivere e promuovere una cultura di responsabilità verso la natura e l'ambiente, coscienti che i beni e le risorse sono di tutti, non sono illimitati ed appartengono anche alle generazioni future.
Ci impegniamo a sostenere nella quotidianità e a promuovere nell'azione educativa iniziative di equa ridistribuzione delle risorse e scelte di economia etica.
A livello individuale il Capo vive la realtà concreta del suo oggi ed esercita la propria cittadinanza attiva in coerenza con i valori dell'Associazione.
L'AGESCI, consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete.
Collabora con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare relativamente alla situazione in esame, in vista della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e per "lasciare il mondo un pò migliore di come l'abbiamo trovato".
giovedì 8 marzo 2007
Eismeer - Mare di Ghiaccio
Il mare di ghiaccio è un concetto che nella nostra mentalità mediterranea a stento trova spazio. Quanto deve essere eccezionalmente freddo per ghiacciare il mare?!
Quando poi ci si imbatte nel mare di ghiaccio in marzo, ci si inoltra su di esso con un minimo di timore allora si nota: il vento non increspa la superficie, nessun gabbiano si riflette sull'acque, nessuna imbarcazione ne affronta le onde, nessun rumore di riflusso... una vasta distesa di candido bianco dove nessuno osa poggiar piede: il mare si è fermato.
Camminare sul mare mi ha fatto fare questo genere di pensieri, e li volevo condividere...
sabato 3 marzo 2007
Cos'è la Destra, cos'è la Sinistra?
L'idea è quella di uno scambio di pareri e di esempi su che significhi per noi destra e cosa sinistra, penso che potrebbe esse' interessante alla fine. Se vi aggrada allora glièa!
venerdì 2 marzo 2007
Ripropongo: Kafka ed Escher
Ultimamente si è parlato spesso di paradossi e ci abbiamo giocherellato sopra, mi riallaccio in qualche modo ai quei discorsi, ma senza riproporli.
Avete mai provato a ragionare sulle litografie escheriane che rappresentano impossibili mondi 3D, ma che all'apparenza sembrano "normali"? Avete mai letto "Il Processo", "La Metamorfosi" o "Il Castello" di Kafka? (spero di sì).
Se avete presente un immagine di Escher ben potrete comprendere la realtà che Kafka rappresenta nelle sue opere: una realtà impossibile realizzata come naturale (azzarderei familiare) e normale. Leggendo "Il Processo" ci si rende conto dell'assurdità delle situazioni e spiazza la naturalezza con cui i personaggi le vivono. Si prova la stessa sensazione di quando si focalizza per la prima volta "Il Triangolo Impossibile".
Questo ci spinge a pensare che se vi fosse un ente pensate nelle "realtà" escheriane avrebbe un comportamento, verso situazione assurde per il nostro modo di pensare, totalmente kafkiano.
Le litografie paradossali di Escher e le improbabili situazioni descritte da Kafka, ci mettono davanti al paradosso senza starlo a mediare con intrecciati ragionamenti di logica.
Prova di ingresso.
Cosa ci ha spinti qui...
Si è voluto creare questo spazio per concentrare qui questo tipo di discussioni, per poter rendere partecipe chiunque volesse, e come nuovo slancio.