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venerdì 24 luglio 2009

Il trattamento del Dottor Tristan

Villiers de l'Isle-Adam è autore della seconda metà dell'800 (notare la critica attualissima al progresso e alla mentalità moderna); il racconto che pubblico è una versione abbreviata e tradotta da me de Le traitement du Docteur Tristan, pubblicato nei Racconti crudeli (Contes Cruels, 1883).



IL TRATTAMENTO DEL DOTTOR TRISTAN


A Jules de Brayer



Credi forse che queste ossa vivano, Figlio di Dio?
Isaia



Urrà! E’ fatta! Evviva! Forever!!! Il Progresso ci trascina nella sua corrente. Lanciati come siamo, ogni tentativo di frenata sarebbe un suicidio. Vittoria! Vittoria! La velocità incredibile del nostro slancio rende tanto nebuloso quel che ci circonda, che a stento abbiamo modo di distinguere altra cosa che la punta del nostro naso.
Per sfuggire all’orribile ipnotismo che porrebbe derivarne, c’è altro mezzo che chiudere definitivamente gli occhi? No. Nessun altro. Abbassiamo dunque le palpebre e – lasciamoci andare.
Quante scoperte! Quante invenzioni per tutti e per ogni evenienza! – L’umanità diventa, tra due diluvi, un fatto positivamente divino!
- Ma shhh! Ecco una novità! – Ecco ancora una novità!...Sempre!...Stavolta, sarà la medicina a illuminarci. Ascoltiamo! Uno stupefacente praticante, il Dr. T. Chavassus, ha appena scoperto un trattamento radicale per Ronzii, e ogni altro fastidio del canale uditivo. Guarisce persino le persone che capiscono male, malattia oggigiorno divenuta contagiosa. – Chavassus, infine, maestro di ogni meccanismo dell’orecchio umano, si rivolge, in maniera intellettuale, a quegli individui nervosi che sentono subito, come si dice, la pulce all’orecchio! - Calma i moti, ad esempio, che il ricevere “offese” desta ancora dietro l’appendice auricolare di certi esseri umani arretrati e troppo suscettibili! Ma il suo trionfo, la sua specialità, è la cura di coloro che “sentono Voci”, le Giovanna d’Arco, per intenderci – E’ questo il suo maggior motivo di pubblica stima.
Il trattamento del Dr. Chavassus è assolutamente razionale; il suo motto è “Tutto per il buon senso e con buon senso!” Niente più ispirazioni eroiche da temere, con lui. Questo principe del sapere, in caso di bisogno, non farebbe sentire ad un paziente neanche la voce della propria coscienza. E garantisce, dietro compenso, che ogni Giovanna d’Arco, passata sotto le sue illuminate mani, non sentirà più nessun tipo di Voce (neanche la sua), e che i tamburi dell’orecchio saranno, in lei, attutiti come ogni altro tamburo serio e razionale dovrebbe essere oggi.
Niente più slanci sconsiderati dovuti, ad esempio, all’eccitazione che i vecchi canti patriottici destano, morbosamente, nel cuore di qualche ultimo entusiasta! Niente più puerilità! Non dobbiamo più temere di riconquistare province senza criterio! Il Dottore è qui. Qualche lontano richiamo delle sirene della Gloria vi tormenta? Chavassus vi farà passare questi ronzii – Sentite nel silenzio accenti sublimi, come se l’anima del vostro paese vi parlasse?...Provate dei sussulti d’onore ribelle, quando il sentimento del coraggio vinto e della speranza indomabile dei grandi domani si accende nel vostro cuore, e infiamma i lobi delle vostre orecchie?... – Presto! Presto! Dal Dottore: vi toglierà questi fastidi!
Le sue sedute sono da due a quattro. E che uomo affabile! Affascinante! Irresistibile! – Entrerete nel suo studio, stanza adorna di quel decoro severo che conviene alla Scienza. Unico oggetto di lusso, una treccia di cipolle appesa ad un busto di Ippocrate, per indicare ai sentimentali che sono pronte a procurare, in caso di bisogno, dopo il successo, lacrime di gratitudine.
Chavassus vi indica una poltrona fissata al pavimento. Non appena vi ci adagiate comodamente, dei bruschi uncini, come artigli di tigre, bloccano ogni vostro minimo movimento. – Il Dottore allora vi guarda dritto in faccia per un po’, inarcando le sopracciglia, schioccando la lingua, con uno stuzzicadenti in mano, mostrandovi così il profondo interesse che destate in lui.
E improvvisamente, gettandosi sul vostro orecchio, vi applica la bocca. Poi, con un’intonazione inizialmente lenta e bassa, ma che non tarda a gonfiarsi come il tuonare della folgore, vi articola questa sola parola: “UMANITA’”. Con gli occhi sul cronometro, riesce, dopo 20 minuti, a pronunciarla 17 volte al secondo, senza intrecciare le sillabe: risultato ottenuto con innumerevoli veglie! Frutto di molti e pericolosi esercizi!
Ripete dunque questa parola, in quel modo sorprendente, al vostro orecchio: non che questo vocabolo abbia per lui un senso particolare! Al contrario! (Se ne serve, lui, solo come certi cantanti usano alcune parole nei loro gorgheggi, per schiarirsi la voce, ecco tutto). Ma egli gli attribuisce virtù magiche e sostiene che, dopo aver cullato, castrato e invischiato il cervelletto di un malato con quella parola, la guarigione è vicina.
Fatto ciò, passa all’altro orecchio e vi sussurra, con intonazione da canto tirolese, una sequela di Formule di sua creazione. Queste Formule giocano sulle desinenze di certi termini, oramai fuori moda e di cui è pressoché impossibile ritrovare il significato – ad esempio, parole quali: Generosità!... Fede!... Disinteresse!... Anima immortale!..., ed altre espressioni fantasiose del genere. Alla fine, lo ascoltate annuendo dolcemente, in una sorta di estasi beata.
Nel giro di mezz’ora, riempito così il vaso del vostro intelletto, occorre tapparlo, non trovate?...affinché il suo prezioso contenuto non evapori. Chavassus, perciò, giunto al momento che giudica opportuno, vi introduce nelle orecchie due fili elettrici trattati in maniera particolare, preparati e saturati di un fluido positivo di cui detiene il segreto. – Sssh! Fermi!...Egli schiaccia l’interruttore di una pila; la scintilla scatta nel vostro orecchio. Trentamila cimbali risuonano nel vostro cranio. Gli uncini e la poltrona lo scatto terribile di cui voi assaporate, interiormente, lo slancio contenuto.
Crac! E’ sufficiente. Vittoria!...Il timpano è sfondato – ovvero questo punto misterioso, questo punto malato, questo punto inquietante che, nel timpano del vostro miserevole orecchio, recava al vostro spirito quei ronzii di gloria, d’onore e di coraggio. – Siete guarito. Non sentite più nulla. Miracolo! L’Astrazione e le Formule coprono, in voi, ogni grido di collera davanti all’Ideale assassinato! L’amore esclusivo per la vostra salute e gli agi vi ispira un disprezzo illuminato di ogni offesa! Eccovi, ormai, a prova di 10000 schiaffi – FINALMENTE!!! Potete respirare. Chavassus vi dà un buffetto sul naso, in segno di guarigione; vi alzate; - siete LIBERO...
Se avrete qualche puerile ritorno di dignità, se, in un poche parole, dubiterete ancora, il Dottor Tristan, masticando il suo stuzzicadenti, assesterà in direzione dei vostri lombi un calcio deciso, che voi riceverete col cuore strabordante di gratitudine, guardando la treccia di cipolle. Eccovi rassicurato. Partirete dopo averlo coperto d’oro. Uscirete di lì freschi, riposati, lesti – con lo spirito del tutto libero da tutte quelle Voci vane e confuse che, ancora il giorno prima, vi perseguitavano. Sentirete il Buon Senso colare, come un balsamo, nel vostro essere. La vostra indifferenza...non conosce più frontiere. Siete consacrato da un ragionamento che vi rende superiore a ogni vergogna. Siete diventato un uomo dell’Umanità.

sabato 18 aprile 2009

il poeta e il potere

Stello è un libro poco noto di Alfred de Vigny, poeta romantico francese (ricordate?! LUI). I protagonisti sono Stello, poeta, visionario, idealista e emotivo, e il suo medico, il Dottor Nero, ottimo dottore, razionale e compassato. Metafore dell'animo del poeta, non si oppongono, ma si completano (se vogliamo, Stello, stella...le stelle possono splendere solo nel Nero...).
Stello è una lunga conversazione tra i due, condotta per lo più dal Dottor Nero, che attraverso tre esempi cerca di dimostare la seguente tesi: il poeta sarà sempre e comunque odiato dal potere costituito, di qualsiasi tipo esso sia.

Traduco qui 2 brani della conclusione: nel primo, si immagina la risposta di Omero a Platone, che nella Repubblica condannava i poeti perché inutili imitatori della natura; nel secondo si spiega perché Potere e Poesia sono incompatibili.


"Mio caro Platone, è vero che il povero Omero, e con lui tutti gli sfortunati immortali che lo circondano, non sono altro che imitatori della Natura; è vero che non sono intagliatori perché descrivono un letto, né medici perché raccontano una guarigione; è vero che con un manto di parole e metafore, sostenute da misura, numero e armonia, simulano la scienza che descrivono; è vero che non fanno altro che presentare agli occhi dei mortali un riflesso della vita, e che, ingannando i loro sguardi, si rivolgono alla parte dell'anima suscettibile d'illusione; ma, o divino Platone! grande è la vostra debolezza, allorché considerate la più debole questa parte della nostra anima che si emoziona e si eleva, preferendole quella che pesa e che misura. L'Immaginazione, coi suoi slanci, è tanto superiore al Giudizio, solo coi suoi oratori, quanto gli dèi dell'Olimpo rispetto ai semidei. Il più prezioso dono del cielo è il più raro - E non vedete che un secolo fa nascere tre Poeti, per una folla di logici e sofisti assennatissimi e abilissimi? L'Immaginazione ha in se stessa il Giudizio e la Memoria, senza i quali non sussisterebbe. Chi trascina gli uomini, se non l'emozione? Chi genera l'emozione, se non l'arte? E chi insegna l'arte, se non Dio in persona? Poiché il Poeta non ha maestro, e tutte le scienze si insegnano, tranne la sua. -Voi mi chiedete quali istituzioni, quali leggi, quali dottrine abbia io dato alle città? Nessuna alle nazioni, ma una eterna al mondo. - Io non appartengo ad alcuna città, ma all'universo. - La vostra dottrina, le vostre leggi, le vostre istituzioni, sono state buone per un'epoca e un popolo, e con loro sono morte; le opere dell'Arte celeste, invece, si stagliano per sempre e sempre di più via via che s'innalzano, e tutte portano gli infelici mortali alla legge eterna dell'AMORE e della PIETA' "


(Dottor Nero:) "Poiché il Potere è una scienza di convenzione secondo i tempi, e poiché ogni ordine sociale è costruito su di una menzogna più o meno ridicola, mentre le bellezze di ogni Arte non possono che derivare dalla verità più profonda, capisce che il Potere, quale che sia, trova una continua opposizione in ogni opera così concepita. Da lì i suoi sforzi eterni per reprimere o sedurre."




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I paria della società sono i poeti, gli uomini magnanimi e di cuore, gli uomini superiori e onorabili. Ogni potere li detesta, poiché vede in essi i propri giudici, che lo condannano prima dei posteri.
(Alfred de Vigny, Lettera a Brizeux)

sabato 7 febbraio 2009

Jacques Brel - Le Bigotte

JACQUES BREL - LES BIGOTTES
(traduzione mia)


Invecchiano a piccoli passi,
da cagnolini a gattini,
le bigotte...
Invecchiano ancor più in fetta,
poiché confondono amore e acqua santa,
come tutte le bigotte...
Ah! Se fossi il diavolo, vedendole a volte credo
che mi farei castrare!
Se fossi Dio, vedendole pregare,
credo che perderei la fede
per colpa delle bigotte!


Processionano a piccoli passi,
di acquasantiera in acquasantiera,
le bigotte...
"(suono di mormorii, pettegolezzi...)",
Cominciano a fischiarmi le orecchie:
le bigotte...
Vestite di nero, come il signor curato,
che è troppo buono con le creature:
sono bigotte! A testa bassa,
come se Dio dormisse sotto le loro scarpe
da bigotte!


Sabato sera dopo il lavoro
si vede il viavai parigino,
ma niente bigotte!
Poichè è rintanate in casa loro
che si preservano dai ragazzi,
le bigotte...
Che preferiscono rattrappirsi,
di vespro in vespro, di messa in messa,
tutte fiere d'aver saputo conservare
il diamante che dorme tra le loro chiap - di bigotte!


Poi muoiono a piccoli passi,
davanti a un fuocherello, poco a poco,
le bigotte...
Che cimiterano poco alla volta,
che è giorno appena, per un raffreddorino
da bigotte...
E su nel Cielo che non esiste,
gli angeli gli fanno in fretta un Paradiso,
e un'aureola, e un paio d'ali,
e loro volano via...A PICCOLI PASSI
DA BIGOTTE!

(notare come Brel usi ossessivamente l'aggettivo "petit", per rendere la piccolezza mentale delle bigotte...che rimangono bigotte anche oltre la morte...)

martedì 20 gennaio 2009

sano nazionalismo linguistico

Esaltiamo un po' le incredibili potenzialità espressive della nostra amata lingua!


venerdì 25 aprile 2008

fantascienza?

Ne "Il Mondo Nuovo", pubblicato nel 1935, Aldous Huxley descrive una fantascientifica civiltà futura. Leggendolo oggi, oltre a rimanere agghiacciato da certi passi, mi chiedo quanto sia ancora considerabile fantascientifica, o per quanto ancora lo sarà...


(grassetto mio)
«Arte, scienza... mi sembra che abbiate pagato un prezzo considerevole per la vostra felicità» disse il Selvaggio quando furono soli. «Non c'è altro?»
«Ma sì, certo, c'è la religione» rispose il Governatore. «C'era una volta anche qualche cosa chiamata Dio, prima della Guerra dei Nove Anni. Ma dimenticavo; voi sapete bene cos'è Dio, suppongo.» «Diamine.. .» Il Selvaggio esitò. Avrebbe voluto dire qualche cosa della solitudine, della notte, dell'altipiano che si stende pallido sotto la luna, del precipizio, della caduta nelle tenebre fonde, della morte.

«Una delle numerose cose del cielo e della terra di cui questi numerosi filosofi non hanno sognato è questa» (agitò la mano) «noi, il mondo moderno. 'Potete essere indipendenti da Dio soltanto mentre avete la giovinezza e la prosperità; l'indipendenza non può accompagnarvi sicuramente fino alla morte.' Ebbene, ecco che noi abbiamo la giovinezza e la prosperità sino alla fine. Che ne risulta? Evidentemente, che possiamo essere indipendenti da Dio. 'Il sentimento religioso ci compenserà di tutte le nostre perdite.' Ma non ci sono per noi perdite da compensare; il sentimento religioso è superfluo. Perché dovremmo andare alla ricerca di un surrogato dei desideri giovanili, dal momento che i desideri giovanili non ci fanno mai difetto? di un surrogato delle distrazioni, dal momento che continuiamo a divertirci di tutte le vecchie pazzie sino alla fine? Che bisogno abbiamo di riposo se i nostri spiriti ed i nostri corpi continuano a gioire nell'attività? o di consolazione se abbiamo il soma*? o di qualche cosa d'immutabile se c'è l'ordine sociale?»

«Dite che è colpa della civiltà. Dio non è compatibile con le macchine, con la medicina scientifica e con la felicità universale. Bisogna fare la propria scelta. La nostra civiltà deve tener questi libri (Bibbia & affini) chiusi nella cassaforte. Sono osceni.

«Nonostante tutto questo,» insistette il Selvaggio «è naturale credere in Dio quando si è soli, completamente soli di notte, e si pensa alla morte...»
«Ma la gente non è mai sola al giorno d'oggi» disse Mustafà Mond. «Noi facciamo sì che gli uomini detestino la solitudine e disponiamo la loro vita in tal modo che sia loro quasi impossibile conoscerla

«Se vi lasciate andare a pensare a Dio, non vi lascereste degradare da amabili vizi. Avreste una ragione per sopportare pazientemente le cose, per fare le cose con coraggio. L'ho visto con gli Indiani.»
«Ne sono convinto» disse Mustafà Mond. «Ma noi non siamo Indiani. Un uomo civilizzato non ha nessun bisogno di sopportare alcunché di particolarmente sgradevole. E quanto a fare le cose, Ford lo preservi dall'avere mai simile idea in testa! Tutto l'ordine sociale sarebbe sovvertito se gli uomini si mettessero a fare le cose di loro propria testa.»
«E la rinuncia allora? Se credeste in Dio, avreste una ragione di rinuncia.»
«Ma la civiltà industriale è possibile soltanto quando non ci sia rinuncia. Concedersi tutto sino ai limiti estremi dell'igiene e delle leggi economiche. Altrimenti le ruote cessano di girare.»
«Avreste una ragione di castità!» disse il Selvaggio arrossendo leggermente mentre pronunciava queste parole.
«Ma la castità vuol dire passione, vuol dire nevrastenia. E passione e nevrastenia vogliono dire instabilità. E instabilità vuol dire fine della civiltà. Non si può avere una civiltà durevole senza una buona quantità di amabili vizi.»
«Ma Dio è la ragione d'essere di tutto ciò che è nobile, bello, eroico. Se voi aveste un Dio...»
«Mio caro, giovane amico» disse Mustafà Mond «la civiltà non ha assolutamente bisogno di nobiltà e di eroismo. Queste cose sono sintomi d'insufficienza politica. In una società convenientemente organizzata come la nostra nessuno ha delle occasioni di essere nobile ed eroico... Non c'è nulla che rassomigli a un giuramento di fedeltà collettiva; siete condizionati in modo tale che non potete astenervi dal fare ciò che dovete fare. E ciò che dovete fare è, nell'insieme, così gradevole, un tal numero d'impulsi naturali sono lasciati liberi di sfogarsi, che veramente non ci sono tentazioni alle quali resistere. E se mai, per mala sorte, avvenisse in un modo o nell'altro qualche cosa di sgradevole, ebbene, c'è sempre il soma che vi permette una vacanza, lontano dai fatti reali. E c'è sempre il soma per calmare la vostra collera, per riconciliarvi coi vostri nemici, per rendervi paziente e tollerante. Nel passato non si potevano compiere queste cose che facendo grandi sforzi e dopo anni di penoso allenamento morale. Adesso si mandano giù due o tre compresse di mezzo grammo, e tutto è a posto. Tutti possono essere virtuosi, adesso. Si può portare indosso almeno la metà della propria moralità in bottiglia.
Il Cristianesimo senza lacrime, ecco che cos'è il soma.
«Ma le lacrime sono necessarie. Non vi ricordate ciò che dice Otello? 'Se dopo ogni tempesta vengono tali bonacce, allora che i venti soffino sino a che abbiano risvegliato la morte!' C'è una storia che usava raccontarci uno dei vecchi Indiani sulla Ragazza di Matsaki. I giovanotti che desideravano sposarla dovevano passare una mattina a zappare nel suo giardino. La cosa sembrava facile, ma c'erano delle mosche e delle zanzare tutte stregate. La maggior parte dei giovani non poteva assolutamente sopportare i morsi e le punture. Ma colui che ci riusciva, otteneva in premio la ragazza.»
«Graziosa! Ma nei paesi civili» disse il Governatore «si possono avere delle ragazze senza zappare per loro; e non ci sono mosche o zanzare che vi pungono. Ce ne siamo sbarazzati già da secoli.»
Il Selvaggio assentì, accigliato. «Ve ne siete sbarazzati, già è il vostro sistema. Sbarazzarsi di tutto ciò che non è gradito, invece di imparare a sopportarlo. Resta a sapere se è spiritualmente più nobile subire i colpi e le frecce dell'avversa fortuna, o prendere le armi contro un oceano di mali e opporsi ad essi sino alla fine... Ma voi non fate né l'una né l'altra cosa. Voi né sopportate né affrontate. Abolite semplicemente i colpi e le frecce. E' troppo facile.»

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* il soma è la droga perfetta, allucinogeno-calmante: in un altro passo dice che ha "tutti i pregi di Dio e dell'alcool e nessuno dei loro difetti."

mercoledì 17 ottobre 2007

Per non far morire il blog intelligente, ancora sulla scia di De Andrè, Ottocento

Cantami di questo tempo
l’astio e il malcontento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l’odore
di questo motor
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi, femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu.

Figlia della mia famiglia
sei la meraviglia
già matura e ancora pura
come la verdura di papà.

Figlio bello e audace
bronzo di Versace
figlio sempre più capace
di giocare in borsa
di stuprare in corsa tu
moglie dalle larghe maglie
dalle molte voglie
esperta di anticaglie
scatole d’argento ti regalerò.

Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d’argento
fine Settecento ti regalerò.

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie!
Quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar!
E quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni!
E quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar!


Figlio figlio
povero figlio
eri bello bianco e vermiglio
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio?
Figlio figlio
unico sbaglio
annegato come un coniglio
per ferirmi, pugnalarmi nell’orgoglio.
A me! A me!
Che ti trattavo come un figlio...
povero me ...
domani andrà meglio...


Ein klein pinzimonie
wunder matrimonie
krauten und erbeeren
und patellen und arsellen
fischen Zanzibar
und einige krapfen
frùer vor schlafen
und erwachen mit walzer
und Alka-Seltzer fùr
dimenticar

[Un piccolo pinzimonio
splendido matrimonio
cavoli e fragole
e patelle ed arselle
pescate a Zanzibar
e qualche krapfen
prima di dormire
ed un risveglio con valzer
e un Alka-Seltzer per
dimenticar.]


Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie!
Quanti articoli di scambio
quante belle figlie da giocar!
E quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni!
E quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar!



giovedì 29 marzo 2007

dopo tante diatribe...pausa di riflessione

Disse l'Occhio: "Guardate che bella montagna abbiamo sul nostro orizzonte!". L'Orecchio tentò di udirla, ma non ci riuscì. Allora la Mano disse: "Sto cercando di sentirla, ma non la trovo". Fu la volta del Naso: "Non c'è nessuna montagna, perché non ne sento l'odore".
E tutti giunsero alla conclusione che l'Occhio era in errore.
(K. Gibran, fregata al blog di Chiara...)
La verità non è mai in un solo sogno, ma in molti sogni.
(Le mille e una notte)
Dopo cotante dissertazioni, e in vista di quelle che verranno di sicuro, direi che entrambe le citazioni sono molto valide: dopotutto, credo che la verità difficilmente sia nell'estremizzazione, in una solo aspetto della realtà (solo nella scienza, solo nella letteratura, solo in una teologia, nel parere di uno solo di noi...), piuttosto nell'equilibrio tra gli estremi, nel valore della pluralità, che non è relativismo assoluto, ma solo ammissione obiettiva che nessuno può capire tutto. La realtà è troppo multiforme e sfaccettata per essere rinchiusa in un pensiero, in una idea: sarà sempre una limitazione,ci si perderà sempre qualcosa (che sarebbe poi il feto di 30 giorni della poesia sul mio blog...eheh...).
Insomma, a volte bisogna confidare che l'Occhio dopotutto non sia totalmente scemo e dargli retta...

martedì 27 marzo 2007

...due chiacchiere prima di pranzo, sulla scia di Achille e Patroclo...

Innanzi tutto bisogna rendere note le frasi personali dei due interlocutori su MSN Messenger:

Giaz: "Anche se Dio fosse solo un'invenzione, esisterebbe comunque: nella nostra mente. E non è questo ciò che serve?"

Leonardo: "Sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo - Ermanno Olmi"



Leonardo scrive:

è il Dio creato nella nostra mente che dovrà render conto della sofferenza del mondo

GiaZ-english version- scrive:

GiaZ-english version- scrive:

fusion of sentences

Leonardo scrive:

GiaZ-english version- scrive:

sguai

GiaZ-english version- scrive:

cadendo come una pera cotta

Leonardo scrive:

io sto malaticcio, puttana ladra, non me misuro la febbre per non scoprire di averla

GiaZ-english version- scrive:

quello che dicevo è che i dibattiti sull'esistenza de Dio c'anno poco senso alla fineciò che conta è che l'uomo ne necessita che cambia poi se esista solo nella nostra mente?

GiaZ-english version- scrive:

(ajanon misurarla prima di Gatto almeno)

Leonardo scrive:

teologicamente cambia tutto (no no, non me la misuro)

GiaZ-english version- scrive:

sci ma per la pratica

GiaZ-english version- scrive:

quanti fedeli sono anche teologi affemati alla fine?

Leonardo scrive:

ah, pe la pratica no... se non che si tende a personalizzare la forma di culto, a seconda di come è più facile seguirla

GiaZ-english version- scrive:

uha

Leonardo scrive:

allo stesso modo, quanti fedeli comuni pensano che credono solo in un'entità creata da loro? in generale si crede all'esistenza...

GiaZ-english version- scrive:

io penso che credere non significhi essere convinti che dio esista in uno spazio o in un tempoma significhi averci un dio in testa

Leonardo scrive:

si, l'esistenza non è intesa nel senso materiale del termine, per forza...

GiaZ-english version- scrive:

che poi coincide per molti nella religione in cui si cresce

GiaZ-english version- scrive:

ècapitu? infatti

Leonardo scrive:

infatti è meta-fisico

GiaZ-english version- scrive:

però appunto l'esistenza non materiale sta solo nella nostra menteperchè non è rilevabile dai 5 sensi

Leonardo scrive:

certo, inevitabilmente

GiaZ-english version- scrive:

quindi la domanda: esiste perchè inventato nella nostra mente o esiste perchè esiste nella nostra menteche risposta ha?

GiaZ-english version- scrive:

è una differenza sottile e sfuggevole

Leonardo scrive:

bisognerebbe fa una differenza tra credere nell'esistenza di qualcosa di metafisico e di indomostrabile, e credere in qualcosa che si è creato solo al livello personale, tipo un amico immaginario...

GiaZ-english version- scrive:

insomma ciò che conta è che il nostro intelletto lo rivelapoi se pechè non lo so

GiaZ-english version- scrive:

(che dialoghi atroci prima de pranzo)

Leonardo scrive:

eh, quesso dico che invece non è così, perchè se il mio intelletto rivela l'esistenza di un dio punitore, lontano e vendicativo per esempio, non è come se credi in quello che te dice la Chiesa... (sempre teologicamente parlando, per quello che ne so poi...)

Leonardo scrive:

(sci sci, simo matti...)

GiaZ-english version- scrive:

mahche macellu

GiaZ-english version- scrive:

quasci quasci vomito per sicurezza

Leonardo scrive:

mmm, io spero de non vomità dopo, vista la mia malaticcitudine

Leonardo scrive:

quasi che lo si potrebbe pubblicar esto dialogue...

GiaZ-english version- scrive:

volendo

Leonardo scrive:

sul blog intelligendo, volendo

GiaZ-english version- scrive:

tocca mettece anche la parte in cui vomito per sicurezza però

Leonardo scrive:

sci sci, pubblichimo fino a QUI