Cantami di questo tempo
l’astio e il malcontento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l’odore
di questo motor
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi, femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu.
Figlia della mia famiglia
sei la meraviglia
già matura e ancora pura
come la verdura di papà.
Figlio bello e audace
bronzo di Versace
figlio sempre più capace
di giocare in borsa
di stuprare in corsa tu
moglie dalle larghe maglie
dalle molte voglie
esperta di anticaglie
scatole d’argento ti regalerò.
Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d’argento
fine Settecento ti regalerò.
Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie!
Quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar!
E quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni!
E quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar!
Figlio figlio
povero figlio
eri bello bianco e vermiglio
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio?
Figlio figlio
unico sbaglio
annegato come un coniglio
per ferirmi, pugnalarmi nell’orgoglio.
A me! A me!
Che ti trattavo come un figlio...
povero me ...
domani andrà meglio...
Ein klein pinzimonie
wunder matrimonie
krauten und erbeeren
und patellen und arsellen
fischen Zanzibar
und einige krapfen
frùer vor schlafen
und erwachen mit walzer
und Alka-Seltzer fùr
dimenticar
[Un piccolo pinzimonio
splendido matrimonio
cavoli e fragole
e patelle ed arselle
pescate a Zanzibar
e qualche krapfen
prima di dormire
ed un risveglio con valzer
e un Alka-Seltzer per
dimenticar.]
Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie!
Quanti articoli di scambio
quante belle figlie da giocar!
E quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni!
E quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar!
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mercoledì 17 ottobre 2007
domenica 17 giugno 2007
Il triangolo di Elena
Con questo titolo che potrebbe alludere ad un solo chiarissimo doppio senso, chiamo qui tutti a radunarci intorno a questo misterioso fenomeno, pubblicato appunto da Elena nel suo blog.

Riepilogo le riflessioni fatte fin'ora:
il triangolone nella sua globalità dovrebbe avere un'area di 32.5, ovvero (13*5)/2 [base per altezza diviso 2];
scomponendo entrambe i triangoloni nelle sottofigure colorate e calcolando le aree di queste sottofigure, abbiamo le seguenti aree:
- triangolo rosso (8*3)/2 = 12;
- triangolo verde (5*2)/2 = 5;
- zippo giallo 7;
- zippo verde 8;
sommandole assieme, notiamo che il triangolone sopra ha area 32, mentre quello sotto, contandoci anche il quadratino, ha area 33, sicchè l'area precedentemente calcolata si pone come valore medio tra i due.
Volendo, si potrebbe rappresentare lo stesso problema in un'altra forma, forse più simpatica, sdoppiando il primo triangolone, quello senza quadratino bianco, simmetricamente rispetto all'ipotenusa, così da creare un rettangolo.
In questo caso, avremmo un rettangolo la cui area, se calcolata con la formula base per altezza risulta 13*5 = 65, mentre se calcolata come somma delle varie aree delle sue sottofigure risulta 8+7+5+12+12+5+7+8 = 64
Bene, qui stiamo dicendo che un qualcosa non è uguale alla somma delle sue parti, e tutto ciò è molto paradossale.
Spero ci diventiate scemi anche voi, oltre a Elena, a Serri e a me.
P.S. Vi trovereste molto in difficoltà ad accettare che i paradossi esistono e che non possiamo far nient'altro che accettarli e iniziare un'amichevole convivenza con loro? (Ok, frasona da ultra-intellettuale meta-matematico quale non sono, ma fa scena!)
Riepilogo le riflessioni fatte fin'ora:
il triangolone nella sua globalità dovrebbe avere un'area di 32.5, ovvero (13*5)/2 [base per altezza diviso 2];
scomponendo entrambe i triangoloni nelle sottofigure colorate e calcolando le aree di queste sottofigure, abbiamo le seguenti aree:
- triangolo rosso (8*3)/2 = 12;
- triangolo verde (5*2)/2 = 5;
- zippo giallo 7;
- zippo verde 8;
sommandole assieme, notiamo che il triangolone sopra ha area 32, mentre quello sotto, contandoci anche il quadratino, ha area 33, sicchè l'area precedentemente calcolata si pone come valore medio tra i due.
Volendo, si potrebbe rappresentare lo stesso problema in un'altra forma, forse più simpatica, sdoppiando il primo triangolone, quello senza quadratino bianco, simmetricamente rispetto all'ipotenusa, così da creare un rettangolo.
In questo caso, avremmo un rettangolo la cui area, se calcolata con la formula base per altezza risulta 13*5 = 65, mentre se calcolata come somma delle varie aree delle sue sottofigure risulta 8+7+5+12+12+5+7+8 = 64
Bene, qui stiamo dicendo che un qualcosa non è uguale alla somma delle sue parti, e tutto ciò è molto paradossale.
Spero ci diventiate scemi anche voi, oltre a Elena, a Serri e a me.
P.S. Vi trovereste molto in difficoltà ad accettare che i paradossi esistono e che non possiamo far nient'altro che accettarli e iniziare un'amichevole convivenza con loro? (Ok, frasona da ultra-intellettuale meta-matematico quale non sono, ma fa scena!)
venerdì 2 marzo 2007
Ripropongo: Kafka ed Escher
Ripropongo questo mio intervento apparso sul mio blog nel Feb.2006 (un anno fa!) e che passò pressoché ignorato (a parte l'entusiasmo di Leonardo) da parte vostra.
Ultimamente si è parlato spesso di paradossi e ci abbiamo giocherellato sopra, mi riallaccio in qualche modo ai quei discorsi, ma senza riproporli.
Avete mai provato a ragionare sulle litografie escheriane che rappresentano impossibili mondi 3D, ma che all'apparenza sembrano "normali"? Avete mai letto "Il Processo", "La Metamorfosi" o "Il Castello" di Kafka? (spero di sì).
Se avete presente un immagine di Escher ben potrete comprendere la realtà che Kafka rappresenta nelle sue opere: una realtà impossibile realizzata come naturale (azzarderei familiare) e normale. Leggendo "Il Processo" ci si rende conto dell'assurdità delle situazioni e spiazza la naturalezza con cui i personaggi le vivono. Si prova la stessa sensazione di quando si focalizza per la prima volta "Il Triangolo Impossibile".
Questo ci spinge a pensare che se vi fosse un ente pensate nelle "realtà" escheriane avrebbe un comportamento, verso situazione assurde per il nostro modo di pensare, totalmente kafkiano.
Le litografie paradossali di Escher e le improbabili situazioni descritte da Kafka, ci mettono davanti al paradosso senza starlo a mediare con intrecciati ragionamenti di logica.
Ultimamente si è parlato spesso di paradossi e ci abbiamo giocherellato sopra, mi riallaccio in qualche modo ai quei discorsi, ma senza riproporli.
Avete mai provato a ragionare sulle litografie escheriane che rappresentano impossibili mondi 3D, ma che all'apparenza sembrano "normali"? Avete mai letto "Il Processo", "La Metamorfosi" o "Il Castello" di Kafka? (spero di sì).
Se avete presente un immagine di Escher ben potrete comprendere la realtà che Kafka rappresenta nelle sue opere: una realtà impossibile realizzata come naturale (azzarderei familiare) e normale. Leggendo "Il Processo" ci si rende conto dell'assurdità delle situazioni e spiazza la naturalezza con cui i personaggi le vivono. Si prova la stessa sensazione di quando si focalizza per la prima volta "Il Triangolo Impossibile".
Questo ci spinge a pensare che se vi fosse un ente pensate nelle "realtà" escheriane avrebbe un comportamento, verso situazione assurde per il nostro modo di pensare, totalmente kafkiano.
Le litografie paradossali di Escher e le improbabili situazioni descritte da Kafka, ci mettono davanti al paradosso senza starlo a mediare con intrecciati ragionamenti di logica.
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